conoscenze

Un’impresa artigianale narrata attraverso il saper fare, gli strumenti del mestiere e la memoria d’archivio. Competenze e segni di cultura materiale a servizio della creatività

quando la conoscenza è sensibilità

In attrezzeria non si realizzano soltanto prodotti finiti quali lastre incise, monete o targhette metalliche, quanto i manufatti e le attrezzature (rulli, punzoni e stampi) da montare sui macchinari di produzione, laminatoi o presse, per riprodurre i particolari ornamentali.

Con meticolosità e abilità artistica, Edorardo Negroni trasferiva il disegno preparatorio al prodotto finito in un procedimento ricco di passaggi e di ingegnose soluzioni. Centinaia di utensili, ricambi e attrezzi riadattati, oggi conservati nell’archivio, riflettono la storia socio-tecnica di questo mestiere.

Il graduale cambiamento delle tecniche e dell’operatività diventano traccia di un saper fare che ha ancora molto da offrire sia allo studio dell’iconografia ornamentale occidentale dello scorso secolo, sia alla contaminazione delle pratiche artigianali tradizionali con la creatività contemporanea.

procedimento

Molti i passaggi dal disegno al prodotto. Dallo schizzo preparatorio si passava al disegno tecnico quotato. Quindi il procedimento si divideva in due parti: da un lato, veniva realizzato il modello, dall’altro, il semilavorato per l’attrezzatura da montare sul laminatoio. I modelli erano realizzati in piano al traforo o in bassorilievo, cesellati a mano con grande abilità. Dal modello si procedeva alla riduzione in scala nelle dimensioni necessarie attraverso i pantografi in piano e tridimensionali e con l’avvento, dal 1999, di fresatrice a controllo numerico. Le odierne tecniche digitali consentono una modellazione diretta e assai più rapida. La sfida oggi è realizzare una matrice in acciaio che abbia ancora delle fasi di affinamento manuali. Per trasferire quel tocco di unicità che solo i processi artigianali possono conferire.

saper fare: dal disegno al manufatto

PER LAMINARE
dal disegno al cilindro inciso

In attrezzeria si realizzavano matrici cilindriche da laminatoio per ottenere la bordura decorata a partire da fasce di metallo in lega tenera di ottone, rame, alluminio, argento e oro. Il disegno del modello per incidere il decoro sui cilindri veniva realizzato, nel caso di particolari molto dettagliati, con la collaborazione del cesellatore. Dal cesello originale si realizzava il calco in resina da pantografare in negativo, la sagoma in femmina, e in positivo, la cosiddetta sagoma in maschio, ridotte in proporzione opportune per essere applicate allo sviluppo del cilindro da montare su un determinato laminatoio.

PER STAMPARE
dalla scultura alla medaglia

Edoardo Negroni ha fatto parte di quell’esercito di maestri d’arte dietro la realizzazione di conii per medaglie, molte recensite dalla Numismatica Italiana. Fornito il modello in gesso dallo scultore, si provvedeva a far eseguire la fusione in terra per ottenere il modello in bronzo da cui, opportunamente ritoccato, si generava la matrice a pantografo, il cosiddetto creatore. Con una successione di vari passaggi preparatori, si procedeva poi alla punzonatura, ovvero l’impressione, attraverso la pressa di coniatura, nello stampo in femmina di produzione.

PER TRAFORARE
dal cesello al ferro da trancia

Alcuni tipi di bordure, diffuse fino agli anni ’70, potevano essere eseguite con il solo passaggio a stampa, ottenendo lastre controstampa in bassorilievo, oppure con la tecnica della traforatura del decoro secondo una sequenza ripetuta nel passaggio sotto i colpi della pressa (ferro trancia detto a passo o a galleria). In questo caso il decoro risultava alleggerito e adatto ad arricchire alzate per centrotavola in argento, basi in cristallo e porcellane di pregio, o applicato a plafoniere con cristalli e vetri artistici.

Strumenti

Un patrimonio di utensili e macchinari che si è arricchito negli anni. Espressione di un saper fare unico e della singolare storia del laboratorio

ECHI DI GESTI E ATTREZZI CHE RACCONTANO STORIE

Nella Edoardo Negroni in piena attività risuonavano rumori ripetitivi ed echi meccanici. Le voci si mescolavano agli odori degli olii e del metallo riscaldato e ai colpi secchi e ritmati dei ceselli. Anche oggi, in un laboratorio più silenzioso, le macchine e gli utensili di lavoro sono capaci di evocare quell’atmosfera e l’idea di operosità e dedizione sottese al mestiere artigiano.
Dal 1953 in avanti l’Attrezzeria Negroni si è arricchita di utensili e macchinari che oggi costituiscono un’importante testimonianza dell’evoluzione socio-tecnica dell’arte dell’incisione. La trasformazione delle macchine e delle tecniche impiegate per costruire i vari componenti dell’attrezzatura prende forma nelle ingegnose soluzioni sviluppate nel laboratorio e nell’ideazione di attrezzi originali, spesso realizzati in economia, che rappresentano la cultura materiale di un patrimonio unico e irripetibile.

I laminatoi e i macchinari tradizionali sono ancora funzionanti a scopo dimostrativo e curati scrupolosamente. Mantenerli in funzione significa non solo conservarne la memoria, ma anche portare nella contemporaneità le tecniche, i saperi e i gesti che ne hanno accompagnato e che ancora ne accompagnano l’utilizzo.

attrezzi originali

Ogni macchinario del laboratorio presenta un corredo di attrezzi talmente vasto che, a volte, è difficile risalire all’uso preposto. È spesso lo stesso Edoardo Negroni (classe 1933) a ricostruirne l’esatta funzione, grazie alla memoria di migliaia di ore trascorse a maneggiare i vari componenti con una gestualità rituale: dal serraggio della vite del boulet (portapunzone) al modo di ravvivare il filo del bulino, dall’azionare la leva di accensione del tornio inglese allo sganciare la fresetta dal mandrino del pantografo, dal tirare la tela smeriglio al modo di confrontare, con i punzoni di raffronto, la misura di una incisione.

I MACCHINARI

Dal 1953 ad oggi, i macchinari conservati esprimono la trasformazione del mestiere.

Sono mantenuti in Attrezzeria Negroni, ancora funzionanti

laminatoio

È lo strumento principale dell’incisione meccanica. Macchina utensile di semplice concezione, si dice abbia origine con i primi bilancieri messi a punto in Germania e perfezionati per la zecca di Parigi nel XVI secolo. Laminatoi per incisione compaiono in Svezia e in Inghilterra già nella seconda metà del XVII secolo, perfezionati definitivamente dalla seconda metà dell’Ottocento. Ad azionamento manuale, servivano per assottigliare materiali compatti ma malleabili quali i metalli. Le versioni a motore compaiono solo nella prima metà del Novecento.

GLI UTENSILI

Sono migliaia gli utensili adoperati in Attrezzeria Negroni: dai più antichi ai più recenti, tutti hanno una loro specifica funzione

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